III. La preghiera di intercessione

2634 L'intercessione è una preghiera di domanda che ci conforma da vicino alla preghiera di Gesù. È lui l'unico intercessore presso il Padre in favore di tutti gli uomini, particolarmente dei peccatori. 117 Egli « può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si accostano a Dio, essendo egli sempre vivo per intercedere a loro favore » (Eb 7,25). Lo Spirito Santo stesso « intercede [...], poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio » (Rm 8,26-27).

2635 Intercedere, chiedere in favore di un altro, dopo Abramo, è la prerogativa di un cuore in sintonia con la misericordia di Dio. Nel tempo della Chiesa, l'intercessione cristiana partecipa a quella di Cristo: è espressione della comunione dei santi. Nell'intercessione, colui che prega non cerca solo « il proprio interesse, ma anche quello degli altri » (Fil 2,4), fino a pregare per coloro che gli fanno del male. 118

 2636 Le prime comunità cristiane hanno intensamente vissuto questa forma di condivisione. 119 L'Apostolo Paolo le rende così partecipi del suo ministero del Vangelo, 120 ma intercede anche per esse. 121 L'intercessione dei cristiani non conosce frontiere: « per tutti gli uomini, [...] per tutti quelli che stanno al potere » (1 Tm 2,1), per coloro che perseguitano, 122 per la salvezza di coloro che rifiutano il Vangelo.123

Catechismo della Chiesa Cattolica

 

 

Lascia un commento - attualmente presenti(0) commenti

La Croce

Inserito da: Caterina in Preghiere (15) 15/11/2009 ore 0:57

Noi ti adoriamo, Gesù Cristo! Ti adoriamo. Ci mettiamo in ginocchio. Non troviamo le parole sufficienti né i gesti per esprimerti la venerazione, della quale ci compenetra la tua Croce; della quale ci compenetra il dono della Redenzione, offerto a tutta l'umanità, a tutti e a ciascuno, mediante la sottomissione totale e incondizionata della tua volontà alla volontà del Padre. La potenza del tuo amore si dimostri ancora una volta più grande del male che ci minaccia. Si dimostri più grande del peccato, dei molteplici peccati che si arrogano in forma sempre più assoluta il pubblico diritto di cittadinanza nella vita degli uomini e delle società. La potenza della tua Croce, o Cristo, si dimostri più grande dell'autore del peccato, che si chiama «il principe di questo mondo» (Gv 12,3)1 Perché con il tuo Sangue e la tua passione Tu hai redento il mondo! Amen.

Giovanni Paolo II

Lascia un commento - attualmente presenti(0) commenti

I miei piedi deboli

Inserito da: Caterina in Movimento Orante (11) 15/11/2009 ore 0:23

Guariscimi, Signore! … Guarisci i  miei piedi deboli; non ho nessuna forza per venire a Te quando Tu mi chiami, per camminare nelle Tue vie, per mettere in pratica il cammino che mi mostri. Trascino le gambe e zoppico miseramente nel seguirTi, e appena Tu mi carichi con la più piccola croce, non soltanto la trascino, ma la lascio cadere. Mio Dio, guariscimi da questo barcollare: fa’ che corra dietro di Te, seguendo l’odore dei Tuoi profumi, anziché trascinarmi zoppicando al Tuo seguito.

C. de Foucauld, Un amore senza misura, 31-2

 

 

Lascia un commento - attualmente presenti(0) commenti

 

Compassione - Soffrire con gli altri
 
La compassione è cosa diversa dalla pietà. La pietà suggerisce distanza, persino una certa condiscendenza. Io spesso agisco con pietà: do del denaro a un mendicante nelle strade di Toronto o di New York, ma non lo guardo negli occhi, non mi siedo con lui, non gli parlo. Sono troppo occupato per fare veramente attenzione all'uomo che mi si rivolge. Il mio denaro sostituisce la mia personale attenzione e mi dà una scusa per proseguire il mio cammino.
 
Compassione significa stare vicino a chi soffre. Ma possiamo stare vicino a un'altra persona soltanto se siamo disposti a diventare vulnerabili noi stessi. Una persona compassionevole dice: "Sono tuo fratello; sono tua sorella; sono umano, fragile e mortale, proprio come te. Non mi scandalizzo per le tue lacrime e non ho paura del tuo dolore. Anch'io ho pianto. Anch'io ho sofferto". Possiamo essere con l'altro soltanto quando l'altro cessa di essere "altro" e diventa come noi.
 
È forse questa la ragione principale per cui talvolta troviamo più facile mostrare pietà che non compassione. La persona che soffre ci invita a diventare consapevoli della nostra propria sofferenza. Come posso dare risposta alla solitudine di qualcuno se non ho contatto con la mia stessa esperienza della solitudine? Come posso essere vicino a un handicappato, se rifiuto di riconoscere i miei handicap? Come posso essere col povero quando non sono disposto a confessare la mia propria povertà?
 
Quando rifletto sulla mia vita, mi rendo conto che i momenti di maggiore conforto e consolazione sono stati momenti in cui qualcuno mi ha detto: "Non posso toglierti il tuo dolore, non posso offrire una soluzione al tuo problema, ma posso prometterti che non ti lascerò solo e starò con te finché potrò e nel modo migliore di cui sarò capace". Vi è molta sofferenza e molto dolore nella nostra vita, ma quale benedizione quando non dobbiamo vivere da soli il nostro dolore e la nostra sofferenza. Questo è il dono della compassione.
Henri J. M. Nouwen

Lascia un commento - attualmente presenti(0) commenti